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Diess lascia con conti in chiaroscuro

Il gruppo Volkswagen non ha spiegato i motivi alla base della decisione di defenestrare l'amministratore delegato Herbert Diess e di sostituirlo con il numero uno della Porsche, Oliver Blume. La stampa tedesca ha attribuito l'avvicendamento a diverse cause, ma non è da escludere che l'uscita di Diess sia legata anche all'insoddisfazione degli azionisti per performance finanziarie solo a prima vista brillanti: infatti, il primo semestre mostra indicatori tutti in crescita, anche a doppia cifra, ma dai dati del secondo trimestre emergono diversi segnali negativi.

La semestrale. Vediamo, innanzitutto, le principali voci dei primi sei mesi dell'anno. Le consegne hanno subito una contrazione del 22,2% a 3,87 milioni di unità, ma il miglioramento del mix di prezzo e prodotto, legato sostanzialmente alle forti performance dei brand Premium (Audi) e Sport (Porsche) e alla crescita delle vendite di elettriche (+27% a 217 mila unità, con un +40% di ordini in Europa Occidentale) e in Cina, ha compensato le numerose difficoltà del contesto operativo, spingendo i ricavi a crescere del 2% a 132,3 miliardi, l'utile operativo rettificato (al netto delle componenti straordinarie) a salire del 16,1% a 13,2 miliardi, per un margine passato dall'8,8% al 10%, e i profitti a migliorare del 25,8% a 10,64 miliardi.

La trimestrale. "Nonostante sfide senza precedenti a livello globale, Volkswagen ha dimostrato una notevole solidità finanziaria”, ha affermato il direttore finanziario Arno Antlitz. Tuttavia, il rendiconto finanziario e i dati trimestrali dimostrano come il gruppo abbia pagato le conseguenze di un contesto fortemente penalizzante. Nel trimestre, i ricavi sono cresciuti del 3,3% a 69,5 miliardi, nonostante consegne in calo del 22,4%, ma il miglioramento dei mix non sembra aver prodotto effetti positivi sulla redditività: l'utile operativo rettificato è sceso del 27,7% a 4,7 miliardi e il margine dal 9,7% al 6,8%, mentre l'utile netto è peggiorato del 22,3% a 3,9 miliardi. A pesare sul conto economico è stato anche il forte aumento di alcuni indicatori che, d'altra parte, suggeriscono un'accelerazione delle strategie di investimento, in particolare sul fronte della mobilità elettrica. Nel trimestre, i costi per Ricerca & Sviluppo sono cresciuti del 30,6% a 4,93 miliardi (+20,1% a 9,3 miliardi nel semestre), mentre le spese in conto capitale, ossia gli investimenti in immobilizzazioni, sono balzate del 28,7% a 2,38 miliardi (+8,3% a 4,09 miliardi nei primi sei mesi). Di conseguenza i flussi di cassa sono scesi da 5,48 miliardi a 801 milioni tra aprile e giugno e da 10,2 miliardi a 2,3 miliardi nella prima metà dell'anno.

Le prospettive. A ogni  modo, il gruppo fa leva sui dati del semestre e sulle attese di un “allentamento dei vincoli di fornitura” per confermare i suoi obiettivi finanziari, tra cui ricavi e utile operativo in crescita. A Wolfsburg prevedono inoltre che “il mix di prodotto si normalizzi nel secondo semestre” grazie al miglioramento della crisi dei semiconduttori e contano su un notevole recupero delle vendite mensili verso la fine del secondo trimestre. “Tuttavia, non è ancora possibile valutare in modo esaustivo gli effetti specifici della guerra in Ucraina o della pandemia sull'attività del Gruppo Volkswagen, sull'economia globale e sulla crescita del settore. In Europa in particolare, ci sono incertezze sull'approvvigionamento energetico”, conclude il costruttore tedesco.




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